Labirinti

I ‘Labirinti’ della mente che accomunano ogni essere umano

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Marcellinara, (CZ) - 17 novembre 2018

BREVE PRESENTAZIONE DELLA COLLANA ‘LABIRINTI’

Quando diciamo o sosteniamo che stiamo vivendo in un’era molto difficile, sia sotto l’aspetto morale sia in quello etico, ci dimentichiamo che sin dagli inizi della storia dell’umanità, l’uomo, o meglio il soggetto ‘Persona’ è sempre stato, non solo l’artefice del suo desiderare, creare e subire, ma principalmente fautore dei propri e degli altrui labirinti morali e spirituali. Oltre ha questo, ognuno di noi, come ha un proprio modo di pensare, agire e interagire con se stesso, possiede anche delle indipendenze, non solo fisiche , sensoriali o morali. Anzi, sono quest’aspetto io credo che una vera moralità razionale non esista, poiché essa nasce e si sviluppa attraverso i nostri bisogni, esigenze, necessità, che tante volte, soprattutto, sotto l’aspetto soggettivo, conducono a confondere il senso etico o estico con quello civico. A esempio. Una coppia perfetta è Uomo donna, uomo uomo o donna donna, è immagine e rilevo immagine di trasgressione, diversità, perversione, ma quando domandiamo in noi stessi, cos’è l’Amore o cosa significa amare, allora ... forse, .... Certo, uomo donna è l'ideale da punto di vista estestico-logico, ma non certo per quel che riguarda l'originalità della persona e il suo stato d'essere. È nel momento in cui si confonde l’estetico, con l'etico che l’originalità diventa diversità o nel peggior dei casi, inferiore a qualunque altra, conducendola automaticamente e spontaneamente a chiudersi in quegli atroci ed oscuri labirinti da cui, una volta immersi, non si sa più come trovar la via d'uscita. Questo è una premessa per arrivare a dire che se da punto pratico, siamo un corpo con dei specifiche bisogni, come mangiare, bere, lavarsi e via discorrendo, bisogni pratici o fisici, ma soprattutto Mente, Sensazioni, Emozioni, Spirituali, Desideri che se non ben autogestiti o meglio, lasciati alla deriva delle proprie emotività non solo, accresco l’egocentrismo, ma soprattutto si tramutano in dipendenze da cui è difficile saper distinguere il giusto dallo sbagliato o il buono dall’utile. Facciamo un esempio concreto. Prendiamo in esame i termini ‘Amare’ e ‘Bene’. Di solito, ci dice “Ama il prossimo tuo come se stesso”. Se noi ci soffermassimo per un attimo su cosa significhi ‘BENE’, ci accorgeremmo che nella sostanza non è altro che una condizione di tranquillità, serenità, benessere fisico o economico per dirne alcune e soprattutto, se il comportamento che gli altri hanno verso di noi, ci far star male perché ci han deluso, offeso o abbandonato, non ci vuol troppa saggezza per dire che noi amiamo gli altri, esattamente come noi amiamo noi stessi, poiché da essi desideriamo solo ciò che ti far sta bene, non ciò che c’inquieta o si ferisce sotto tutti i punti o aspetti. Dunque, noi amiamo gli altri, esattamente come vogliamo il bene di noi stessi e cioè, in base ai sentimenti, emozioni o sensazioni che essi, non solo ci producono, ma soprattutto fanno accrescere in noi. Basta questo e scusate s’è poco per sostenere che, se da che se da una parte, si parli tanto di democrazia e nello stesso tempo di valori e diritti umanitari, dall’altra, invece, non solo si ha paura dello straniero, ma addirittura si continua e chi sa ancora per quanto, a uccidere in nome di Dio o meglio, deo – si pensi all’ISIS e Califfato – semplicemente perché si vuol sopprimere la libertà del credo dell’altro, pur sapendo che un padre non vuole mai il male dei propri figli. Anzi, li lascia liberi nelle loro scelte e responsabilità, esattamente come Gesù fece con Giuda e Pietro, durante e dopo la cosiddetta ‘Ultima cena’. E poi che dire quando a causa del proprio egoismo o egocentricità, nel sovrapporre il proprio ‘Bene’ all’ ’Amore’, la ‘Democrazia’ alla ‘libertà’ e soprattutto, l’interesse privato a proprio sesso civico, si giunge addirittura, a usare un terremoto e di conseguenza, la sofferenza altrui, come se fosse una vera e propria ricarica gratuita per il proprio Bancomat o carta di Credito. E poi che dire di quei piccolissimi bambini di due, tre, quattro anni, picchiati e torturati negli asili nido e scuole materne; disabili, anziani maltrattati e umiliati nella loro dignità, ricoverati in istituti o spizi; donne prima umiliate o poi barbaramente uccise, perché accusate di non saper amare e tant'altro ancora? “Ho visto gente della mia età, andare via lungo le strade che non portano mai a niente, cercando il sogno che conduce alla pazzia, nella ricerca di un qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già, lungo le notti che dal vino son bagnate dentro alle stanze da pastiglie trasformate lungo alle nuvole di fumo di un mondo fatto di città essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà… è un Dio che morto. Dal bordo delle strade Dio è morto … ”. Così iniziava una vecchia canzone de ‘I Nomadi’ dal titolo ‘Dio è Morto’, ma ciò non è assolutamente vero che sia morto il o un Dio - a ognuno il suo -, ma più concretamente l’Umano, lasciando libero arbitrio all’Uomo: a quell’uomo, che nel soffermarsi alle apparenze di qualsiasi genere, non solo diventa o si tramuta in un dipendente di una qualunque cosa o tipo di sentimento o sensazione come la paura, il tormento, la suggestione che, come sappiamo, rappresentano e soprattutto sono le principali cause da cui nascono i nostri pregiudizi. Anzi, siamo così bravi a formulare discorsi e frasi preconfezionate che data l’apparente umanizzazione, ci possono, non solo permettere, ma addirittura, autorizzarci, in modo passivo, a lavarci le mani come Pilato. Dov’è e soprattutto, cos’è la Democrazia o meglio, cosa significa ‘Confronto’, ‘Solidarietà’ e principalmente ‘Senso civico’, ‘Rispetto’ e ‘Considerazione’, se poi, invece, nel campo politico, religioso, morale, spirituale, si continua o meglio, continuiamo a vivere nel più assurdo e degradante libertinaggio nel e tramite il quale si possa uccidere in nome di Dio e in quello del denaro, si possono accogliere immigrati per poi, rinchiuderli in un recinto come fa il pastore con le sue pecore, appena rientrato dal pascolo per non dire, ‘carcere aperto’, trattando la loro dignità umana come se fosse un vuoto a perdere? Che senso ha salvali delle acque del mediterraneo, se poi non gli doniamo la possibilità di poter vivere dignitosamente? Ciò significa, che come non tutti gli uomini hanno il dono della coscienza del ‘Sè’, in ugual misura, l’essere cristiano non è ‘Identità’, perché codesta ci vien data o donata tramite il battesimo ma ‘Intensità’ che è completamente l'opposto dell’apparire. O meglio: come si è cristiani perché battezzati, l’essere dei buoni cristiani, sta nel rimanere fedele ai tuoi precetti e soprattutto, non tramutarsi mai in un sammaritano di un se stesso, poiché, chi pensa a salvare la propria immagine dietro un qualsiasi tipo di benevolenza esteticale o appariscente, non solo si auto schiavizza al suo credere di essere, ma non sa e potrà riconoscersi come persona tra persone e uomo tra umani. La libertà ‘… non e stare sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone. La libertà, non è uno spazio libero, la libertà e PARTECIPAZIONE’, sosteneva Giorgio Gaber in una delle sue più belle canzoni. Attraverso questi numeri, dal titolo ‘LABIRITI’, mi limiterò, senz’alcuna pretesa intellettuale, morale o moralistica di trattare solo i concetti delle parole e dei sinonimi, poiché com’è vero e accertato che le parole sono più pericolose delle lame dei coltelli, in egual misura, i sinonimi, anche quelli più assimilanti, come non sempre vogliono o possiedono il significato, se adoperati o usati male, non solo sono, ma rimangono la principale causa che ci fa confondere la ‘Disuguaglianza’ dalla ‘Similitudine’ rendendoci schiavi di un Io, orfano dei Noi. Anzi, riguardo della convivenza civile, umano e soprattutto partecipativo, ricordiamoci sempre che come la Democrazia è madre della Libertà, la libertà non è figlia democrazia, in egual misura, anche sé pur vero che ogni uomo è nato libero, non può esistere, in lui, peggior schiavitù di quella di credere nell’essere nel giusto, senza prima ascoltare e attraverso l’auto confrontarsi, ritrovare quel se stesso che solo ed esclusivamente nell’abbandono dell’Io, può edificare mondi, strade e sentieri nuovi del convivere civile. La presente collana non vuole assolutamente erogarsi o prendersi l’onere di voler educare o insegnare qualcosa a qualcuno. Non ne sono all’altezza e tantomeno, in grado di poter dammi o darvi delle giuste e precise risposte alle grandi sofferenze umane, ma poter creare, insieme con voi, attimi di riflessione per ritrovare l’umano morto in noi per lasciar spazio a quell’uomo, il quale non sa più ritrovare la via giusta per uscire dai suoi labirinti pratici, morali e spirituali.

Con fede Rosario Rito